Kage Queen di Simone Lari | Recensione

Una gatta. Un uomo con un presente misterioso. Una madre e suo figlio. Il presente ed il passato che si inseguono. Oggi leggiamo la saga “Kage Queen” di Simone Lari.

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Oramai dovreste saperlo: quando una storia mi piace, la leggo tutta d’un fiato, senza interruzioni. E dovreste anche sapere che raramente scrivo di libri che non mi piacciono. Quelli hanno un posto tutto speciale nella mia libreria, perché magari un giorno, sotto altre prospettive, potrebbero tornare a piacermi.
Ora dovete sapere che la saga di Kage Queen faceva parte di questi poveri malcapitati. Lette le prime pagine, l’atmosfera da serie TV, qualche frase male interpretata, il filone paranormale, mi avevano un po’ lasciata perplessa.

Poi, in una delle mie notti insonni, qualcosa mi ha portato a tirarlo fuori nuovamente dalla libreria degli Unlimited sul mio Kindle. Penso di aver trascorso due notti di insonne lettura divorando ogni pagina di questa saga composta da 5 volumi: L’Eredità (Kage Queen Vol. 1)Ombre dal Passato (Kage Queen Vol. 2)Rivelazioni (Kage Queen Vol. 3)Soluzioni Estreme (Kage Queen Vol. 4)Generazioni (Kage Queen – Prequel e Sequel Vol. 5)

Vi siete mai chiesti che cosa fanno i gatti quando guardano.fissi il vuoto davanti a loro? Beh, Kage Queen sa esattamente di cosa si tratta ed è una vita che cerca di convivere con questa terribile verità. Una vita, anche, che lotta per lasciarsi alle spalle la personalità e la crudeltà di un padre inspiegabilmente freddo e scostante. Ed ora che sembra poter riscattare, almeno in parte, il proprio destino, farà di tutto per ottenere ciò che ritiene gli spetti di diritto. Ma la sua fredda vena calcolatrice deve fare i conti con il destino e l’incontro tutt’altro che casuale con July e suo figlio, Kevin. Da questo punto in poi, le certezze di Kage si sgretoleranno, dando vita ad una nuova lista di priorità. E ad un thriller mozzafiato.

Ed ecco, secondo il modesto parere di una altrettanto modesta ladra cosa rende questa saga degna di essere letta!

La trama: ci sono tutti gli ingredienti per un plot davvero da manuale. Il bello ricco e tenebroso a metà tra bene e male, la giovane salvatrice, l’aiutante magico, i cattivi cattivissimi e i pochi amici. Il mistero, il soprannaturale, il thriller e l’azione con indizi sapientemente disseminati, il tutto condito da atmosfere dark, o forse più noir. Nulla manca in un questa trama che alle volte ha il sapore di una sceneggiatura di un film. La narrazione passa da Kage a July, ne segue le azioni, le decisioni, i flussi di pensieri e di emozioni, ne mette in risalto le personalità così tanto opposte da sembrare quasi complementari (ops! spoiler!).

I personaggi: però…c’è un però! Alle volte si ha l’impressione che la proprio la narrazione rimanga lì, sospesa su quella bellissima superficie di suspence e intrigo che l’autore sa ricreare, ma che non abbia mai veramente la forza di scendere nel profondo nero (o nell’immensa luce) dei suoi personaggi. Questo è, a mio avviso, la grande pecca di tutta la Saga e quello stesso “qualcosa” che me l’aveva fatta rifuggire a suo tempo. Ti dà come l’impressione di arrivare quasi ad afferrare i mondi complicati e complessi dei due protagonisti (così come dei comprimari), di poterli conoscere al fondo, di penetrare davvero nelle loro anime, di potertici immedesimare al 100% e di poter dire finalmente “mio”! Ma sul più bello, la luce si spegne, ci si immerge nuovamente nel flusso degli accadimenti e si rimane con l’asciutto in bocca. Più di una volta mi sono chiesta se Lari lo abbia fatto per scelta stilistica o per incapacità. Diciamo che voglio sperare nella prima, delle due ipotesi 😉

Il genere: è un thriller? Si! È un romance? Si! È un paranormal? Si! È un fantasy? Si! Come spesso accade alle storie venute bene, non si può definire questo romanzo solo di un “genere”. Lari sa molto ingegnosamente prendere piccole caratteristiche da ognuno di questi e inserirli lì dove servono per dare vita ad una narrazione a tratti da cardiopalmo. Perché anche se sono una ladra precisina e mi metto a sindacare sulla “profondità dei personaggi”, Lari sa scrivere così bene che alla fine ci ritroviamo tutti a scrutare negli occhi della piccola Lilù a caccia di presagi, o davanti al notebook aspettando la prossima “chiamata”o, ancora, a cercare di capire quale sarà la mossa dell’imprevedibile, quanto calcolatore Kage.

Lo stile: a me piace chiamarlo alla Ghrisham e, contando che lo stesso si ispirava allo stile di Steinbeck, penso debba considerarsi come un complimento. Chiaro, netto, preciso, scorrevole. Le parole vengono scelte per la loro esattezza a tal punto che viene quasi spontaneo pensare che a scriverlo sia lo stesso Kage, visto le sue fissazioni e la sua precisione. Le frasi non si dilungano in virtuosismi o in perifrasi poetiche, ma dicono le cose esattamente come dovrebbero dirle. Né più, né meno. E questo è un grande pregio per una saga così ben ordita, così ricca di particolari e dettagli, così incalzante. Questa prosa pulita e sintetica ci permette di concentrarci tutta sugli accadimenti, aiutando l’incalzare del ritmo e della tensione, ma soprattutto permettendoci di prestare attenzione ai numerosi indizi che Lari sa posizionare con arguzia nel corso della storia e che, alla fine, ci aiuteranno a chiudere il cerchio. Ancora più fondamentale se si considerano i balzi temporali e le digressioni, inserite per fare chiarezza su alcuni punti della narrazione.


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Mi chiamo Mariana, sono una ladra, compulsiva, ossessiva e ripetitiva. E sono una Ladra di Libri.
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