Punti Cardinali di Elevian

Mi sono imbattuta in questo ebook fantasy quasi per sbaglio, ed oggi non vedo l’ora di parlarvene. Ecco a voi Punti Cardinali di Elevian, il primo fantasy veramente made in italy.

Va bene, forse sto esagerando. Di sicuro Punti cardinali non è l’unico fantasy scritto da un autore italiano e, di sicuro, non è l’unico del genere scritto bene. Ma il piacere della lettura di questo bel romanzo viene prima di tutto dalla sua denunciata provenienza: nomi italiani, personaggi familiari, una scintilla di freschezza in un genere rispettato nella sua veste più classica. Niente nomi dall’esegesi dubbia. Nessun luogo dal nome evocativo di qualche strano alfabeto runico che si ammanta di “elfesco”, ma la trama di un romanzo di formazione, fresco e snello che si fa leggere con così tanto piacere da finire troppo presto.

Vittorio ed Alessandro Frondiquercia sono due fratelli, figli di una delle famiglie tra le più ricche dell’Altopiano. Due ragazzi, e due uomini, molto diversi tra loro. I primo, maggiore di un anno, riflessivo e introverso, ama passare le sue giornate girovagando per boschi libero nella natura. Alessandro, invece, più piccolo di un anno, la libertà la cerca nelle taverne di Querceto e tra le benevolenze delle giovani che seduce ed abbandona. Alle spalle un padre ed un nonno più che volitivi che hanno cresciuto i due ragazzi nella consapevolezza che superare i propri limiti non solo sia possibile, ma anche fruttuoso. E mentre Alessandro sembra non aver ambizioni, il quieto Vittorio brama l’ignoto e arde dal desiderio di partire per scoprire cosa nasconde l’inesplorato Nord, oltre la pericolosa Parete. Ma riuscirà nel suo intento o il destino deciderà per lui? Tra Assassini misteriosi, Elfi e antichi Re, Vittorio intraprenderà la strada che lo porterà a diventare un uomo forse anche migliore del grande e mitico Nonno di cui porta il nome.  

Che cos’è Punti Cardinali? Un fantasy, senza dubbio, dalle classiche atmosfere frondose e legnose che tanto devono al buon Tolkien. Ma è anche un vero e proprio romanzo di formazione e crescita, dove la scoperta diventa la metafora della ricerca che alcuni di noi sono spinti a intraprendere. Perché la vita alle volte va così: ci sono persone che si accontentano di quello che gli viene offerto dalla propria famiglia e dall’ambiente che li circonda; e ci sono persone, invece, che sentono stretto e limitato tutto ciò che hanno imparato, nel tempo, a conoscere. E la loro sete di conoscenza e curiosità non si ferma lì, ma cerca sempre di superare quella “Parete” che sembra tarpare loro le ali.

Se è chiara la matrice che ha ispirato il suo autore (scommetto che Tolkien e tutta la Compagnia hanno dato un grande tributo!), ci sono alcuni elementi che rendono Punti Cardinali unico nel suo genere. Ed ecco quali!

La lingua – Avete presente quei brutti romanzi fantasy dove vengono usati nomi dall’esegesi improbabile e si fa riferimento ad “antiche lingue” che hanno il potere di evocare l’essenza del mondo e della vita? Bene, non so voi, ma se avete appena appena toccato il mondo di Tolkien, non può non esservi spuntato un sorrisetto di compassione. Perché l’universo immaginifico e linguistico di Tolkien, dopo Tolkien, non si può che scimmiottare (o copiare pedissequamente), con risultati spesso più divertenti che d’effetto. Ecco che, invece, Elevian fa una operazione che non ho visto spesso (se non mai): non adatta e non traslittera nessun nome proprio o di località geografica. Li lascia semplicemente così, in tutta la bellezza della lingua italiana. Il romanzo è un tripudio di Alberto, Vittorio, Claudia, Flavio, Virginia. E di Querceto, Altopiano, Taurinia, Sottosasso. Almeno sino a quando le trame non si infittiscono e, nella vita dei nostri protagonisti, arriva lo sconosciuto, il diverso, la scoperta di mondi altri da quelli conosciuti. Un bel piacere scoprire che la credibilità della narrazione non dipende dai nomi dati a personaggi e luoghi, ma dalla loro costruzione e dalla narrazione stessa.

I personaggi – Abbiamo parlato di credibilità della narrazione. Questo dettaglio è garantito anche da una costruzione dei personaggi sapiente ed equilibrata, che sa mettere in luce i lati positivi e negativi dei diversi caratteri, senza restare in superficie. Forse si sente, nello schematismo dei ruoli, una “immaturità” del suo autore nella gestione degli equilibri tra gli stessi: alle volte troppo schematici, troppo rigidi e prevedibili, con dialoghi anche “telefonati” e un po’ statici. Ma davvero poca cosa se penso che spesso, troppo spesso, autori navigati buttano lì i propri personaggi proprio come se fossero bambolotti voodoo da gestire a proprio piacimento! Una lode ad Elevian per questo raro tatto!

I luoghi – Come ogni quête che si rispetti, ci sono mappe e cammini da seguire, vallate da superare, Altipiani da esplorare e nuove genti da incontrare. Il mondo di Elevian non ha nulla da invidiare ai grandi scenari fantasy dei maestri del genere: ben descritto, senza mai cadere nel vizio della ridondanza dei dettagli, Elevian abbozza ogni luogo affinché non resti né del tutto sconosciuto al lettore, né troppo rivelato. E ha un punto di forza in più. A quanti di voi è capitato di passeggiare in uno di quei boschi tutti italiani, in autunno, dove la bruma è bassa, la brina imbianca le mattine sino al levar del sole, la rugiada dura tutto il giorno e le foglie secche si adagiano sul suolo attutendo i passi al suolo? Questi boschi sanno di legna, muschio, aria fredda e pulito. Ecco, questo è proprio l’atmosfera che ispirano i luoghi descritti in Punti Cardinali. Ovviamente non ci sono solo selve e montagne, ma, forse complice l’animo “silvano” di Vittorio, questa sensazione è quella dominante, in grado di restare ben affrancata nell’animo del lettore. Sarà che sono nata in settembre e, come dice il grande Nonno Vittorio “La stagione in cui nasci è quella che porti nel cuore“, sarà che adoro l’autunno e le sue tinte, ma i luoghi di questo romanzo mi ricordano proprio la dolcezza di un bosco d’autunno.

Lo stile – Accurato, mai trasandato e chiaro. Nonostante in alcuni punti pecchi di immaturità, Elevian trova nella narrazione in prima persona di Vittorio un agile escamotage per superare le difficoltà di coerenza e uniformità che la stesura di un romanzo comporta. Sapiente e ben orchestrata, la trama è accompagnata da una scrittura piana, diretta, semplice ma mai banale, senza inutili preziosismi ma precisa e puntuale. Non vi perderete mai in sintassi complesse e descrizioni erudite. L’autore di Punti Cardinali ha una scrittura pulita e nitida, oserei dire, che accompagna la lettura con leggerezza. Ma attenzione! Se parlo di leggerezza e semplicità, non parlo mai né di trascuratezza, né di banalità: la sintassi breve e un lessico ben studiato ci accompagnano in una lettura d’effetto, veloce e profonda allo stesso tempo, che sa cogliere le sfumature grazie ad una conoscenza delle possibilità della nostra lingua che non è da sottovalutare.


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Mi chiamo Mariana, sono una ladra, compulsiva, ossessiva e ripetitiva. E sono una Ladra di Libri.
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