Il silenzio della memoria | Giorno della Memoria 2017

Oggi non vi consiglierò un libro. Vi consiglierò due minuti di silenzio, per lasciare il posto alla memoria di chi, oggi come ieri, ha sperimentato sulla propria pelle la banalità del male. Buona Giornata della Memoria a tutti.

Ogni anno, il 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria. Questa data non è casuale. Nella storia che vi racconterò, nulla è casuale. Questo giorno, e non un altro, perché in questo giorno, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa liberavano il campo di concentramento di Auschwitz. E oggi, in barba a tutti coloro che vi consigliano i libri da leggere “assolutamente” per celebrare questa Memoria, la Ladra non vuole consigliarvi proprio nulla. Nessun diario, nessun romanzo, nessuna indagine storica. Ho preso questa decisione dopo due settimane passate a spulciare tra i miei libri e quelli nuovi in uscita, alla ricerca della selezione perfetta. Ho preso questa decisione perché basta andare su un blog, od una rivista a caso, per leggere bellissimi elenchi e bellissime recensioni.

La Ladra oggi vuole darvi un altro consiglio. Vuole invitarvi al silenzio. Un silenzio carico di pensieri, di riflessioni e di perché. Se guardiamo fuori dalla finestra delle nostre casette, al riparo ed al caldo delle nostre famiglie, scorgiamo un mondo che, pur con tutte le sue imperfezioni, può dirsi passabile. Abbiamo tutto ciò che desideriamo, andiamo in vacanza, facciamo figli, abbiamo un lavoro (anche se sottopagato) e, con Amazon, ci portano la spesa a casa in poche ore.

Ma… Si, come in tutte le storie, anche in questa c’è un “ma”. Perché se guardiamo bene fuori da quella finestra, ci accorgeremo che tutto questo mondo è così perché in un altrove, di tempo e di spazio, milioni di persone hanno sofferto e sono morte per noi, per il nostro futuro e il nostro presente. Più o meno consapevolmente, ci hanno dato una memoria da cui rinascere e diventare quello che siamo oggi: sicuri, ricchi, belli e piacenti. Abbiamo capito “il male” e lo abbiamo sconfitto il quel lontano 1945, davanti alle brutture di una delle mostruosità più nefande di cui la nostra umanità si sia macchiata.

Ma noi, troppo spess,o questa memoria ce la dimentichiamo. Basta sfogliare un giornale, accendere una televisione, sentire un giornale radio, per capire che “il male” non è mai stato debellato, compreso, allontanato. Il male oramai alberga nei nostri animi e non ce lo scrolliamo più di dosso. Ha il volto di profughi curdi, delle lacrime dei bambini di Aleppo, dei sorrisi smarriti dell’Africa che affronta il mare su barconi di cartapesta. E ha il volto degli abusi edilizi che annientano famiglie, degli sfollati dei terremoti, dei morti sotto la neve gelida, dove la colpa non è mai della Natura matrigna, ma dell’uomo stupido che si dimentica della propria memoria.

Noi viviamo a braccetto con “il male”. Lo accarezziamo anche quando, in fila alla posta, sbraitiamo contro i disservizi di un sistema al collasso o non ci alziamo, sui mezzi pubblici, per far posto alla persona più anziana di noi.  Ci corichiamo nei nostri letti, ogni notte, permettendo che strani personaggi si aggirino per le nostre reti tv in dopo-sci, o vengano eletti alla presidenza di uno dei paesi più potenti del mondo, mentre una mano palpa il culo ad una assistente e l’altra punta una pistola alla tempia del buon senso.

La nostra “bella umanità” è come un serial killer. Commette sempre lo stesso errore. Perché, come scriveva, Hannah Arendt, “è nella natura delle cose che ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo possa ripetersi anche quando non appartiene a un lontano passato.

Il “male” con tutta la sua banalità, è una di queste.  Per questo, oggi, la storia che vi racconto parla anche della Shoah, ma non solo.  Perché oggi, la lezione dataci anni fa da Gerusalemme, ci ha solo insegnato ad allontanare “il male”, a portarlo in paesi che sono lontani dai nostri occhi, dalle nostre vite, dal caldo delle nostre famiglie, a seppellirlo sotto il tappeto in salotto. E non ricordiamo, non abbiamo memoria, non sappiamo che un giorno qualsiasi, anche domani, quel male potrebbe venirci a trovare e potremmo vederlo sfilare, di nuovo, fuori dalle nostre finestre.

Quella lontananza dalla realtà e quella mancanza di idee, possono essere molto più pericolose di tutti gli istinti malvagi che forse sono innati nell’uomo. Questa fu la lezione di Gerusalemme. Ma era una lezione, non una spiegazione del fenomeno, né una teoria.


Memory is the seamstress, and a capricious one at that. Memory runs her needle in and out, up and down, hither and thither. We know not what comes next, or what follows after. Thus, the most ordinary movement in the world, such as sitting down at a table and pulling the inkstand towards one, may agitate a thousand odd, disconnected fragments, now bright, now dim, hanging and bobbing and dipping and flaunting, like the underlinen of a family of fourteen on a line in a gale of wind.
Virginia Woolf, Orlando

Ladra di Libri

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Web Editor at Ladra di Libri
Mi chiamo Mariana, sono una ladra, compulsiva, ossessiva e ripetitiva. E sono una Ladra di Libri.
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