Bianco e Nero di Filippo Gigante

Ogni nostro respiro è profondo come il mare e ha il potere di raccontare la storia di ciascuno di noi. Oggi ci racconta Bianco e Nero di Filippo Gigante.

La storia narrata da Filippo Gigante in Bianco e Nero sembrava essere una delle solite storie da “seghe mentali” (passatemi il termine), che alle volte ti capitano tra le mani. Perché quando vai a caccia di libri, non sempre trovi quello che cerchi. Altre volte, però, è lui a trovare te. Che Bianco e Nero non facesse parte della schiera delle “seghe mentali” l’ho capito quasi subito. Poche righe, uno stile di scrittura pieno, una sintassi pensata, dove nulla sembra essere lasciato la caso. Forse qualche frase ad effetto che ha il sapore di un “retorico” troppo spinto, ma dopo tutto chi non cade in questa tentazione?

Ed in effetti, è stato proprio Filippo Gigante a scovarmi, con un like su un post Instagram, qualche tempo fa. Incuriosita da questo ragazzo dal ciuffo bianco mi sono chiesta cosa avesse scritto. E sono caduta nella trappola di Bianco e Nero.

Alex è un giovane studente di medicina. Orfano di padre, vive con la madre Marina che adora ballare, leggere e scrivere per il quotidiano dello zio. E mentre lei è una donna che cerca di riappropriarsi di una vita che la sorte le ha spezzato. Ogni giorno la sua vita è scandita da respiri, ricordi, pensieri e confortata dalla presenza del mare. Accanto a lui, gli amici di una vita, i compagni dell’università, il suo piccolo mondo confortante, nonostante tutto. Poi qualcosa accade, la malattia imponderabile di Cris, il suo migliore amico, fa cambiare molte cose. E tutto sembra essere ancora più dannatamente nero. Sino a che una giornata al circo, un incontro fortuito, non gli rivelerà il bianco nascosto nelle pieghe profonde della vita.

Quella di Alex è una storia introspettiva. Nasce dal ritmo profondo del respiro che, nelle pagine di Gigante, si fonde con quello del mare, la sua risacca, il suo lento incedere naturale. Quella di Alex potrebbe essere la storia di un qualsiasi ragazzo di oggi, che la vita mette alla prova con prove che, spesso, sono per lui incomprensibili. Prove che tolgono il respiro e ci fanno credere che non vi sia luce in questo buio. Alex affronta ogni giorno con la consapevolezza di doversi ricordare di respirare per andare avanti, un po’ per dovere, un po’ per inerzia.

Nessuno fa quello che può fare, siamo in pochi a credere nei valori più umani e reciproci che permetterebbero di cambiare molte immorali situazioni. Anche le onde del mare ne erano al corrente.

Gigante fa parlare il suo protagonista in prima persona, alternando le riflessioni personali alla narrazione cruda dei fatti e degli avvenimenti, così come lo sguardo di Alex li legge ed interpreta. Ne nasce un romanzo che ha il potere di inchiodarci alla poltrona, che non ci lascia respirare ma non per gli eventi narrati, bensì per la densità delle emozioni che Gigante descrive. E poiché a parlarne è in prima persona il protagonista, la loro forza è addirittura amplificata.

Ogni gesto, ogni istante racchiude in sé quel pezzettino che unito a tutti quei miliardi e miliardi di altri pezzettino crea le delicata bellezza di ogni tempo, perciò è un giorno immaginario che dovremmo ricordare ogni qual volta veniamo assaliti da preoccupazioni, pensieri negativi…

Così, anche l’incontro con il clown Damabiah, diventa strutturale, quasi un topos narrativo che permette all’autore di conoscere al suo protagonista la possibilità di un riscatto. Si, perchè il clown diventa, nella struttura narrativa, una guida per Alex e i suoi pensieri confusi: una guida, un maestro e la luce. Dalle sue parole arrivano perle di saggezza che aiutano Alex e noi lettori a vedere il nero intorno a noi con la leggerezza del sorriso e la luminosità del bianco. Ed ecco la dicotomia di un mondo, quello evocato nel titolo, che si oggettiva nei personaggi del romanzo.

Si può dire che Filippo Gigante scriva un nuovo capitolo nella schiera dei romanzi di formazione. Al pari di Werter o Demian, anche il nostro Alex è solo con i suoi pensier, ma lui troverà in un personaggio al di sopra di ogni sospetto, la guida tanto agognata, in grado di tirarlo fuori per i capelli dal buio che lo circonda. E qual è l’epilogo di una storia di questo tipo? Non posso dirvelo, ma posso invitarvi a scoprirlo insieme, leggendo questo romanzo dai toni caldi e intensi.


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Mi chiamo Mariana, sono una ladra, compulsiva, ossessiva e ripetitiva. E sono una Ladra di Libri.
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