Al di là del mare di Wolfgang Bauer

Ci sono muri che non sono fatti di cemento e mattoni. Ci sono storie che devono essere raccontate. Oggi leggiamo Al di là del mare di Wolfgang Bauer, edito La Nuova Frontiera.

Mantenere un profilo alto, non farsi coinvolgere, non pensare, se non criticamente, a ciò che si sta leggendo, non trasformare questa recensione in un coacervo sconnesso di parole e retorica. Sono questi i pensieri che, a freddo, devo continuare a ripetermi, mentre vi sto scrivendo. Ma non è facile mantenere la professionalità quando si è appena finito di leggere un libro che ha il potere di scuotere l’anima, di buttare giù le barriere, di farci immergere in una realtà che non vogliamo ma che, dannatamente, c’è. Ecco cosa si cela dietro le parole di Al di là del mare di Wolfgang Bauer, libro pubblicato nel 2015 da La Nuova Frontiera e con la quale voglio aprire le recensioni di questa settimana.

Wolfgang Bauer è un giornalista tedesco di altri tempi. La sua missione è quella del reporter e, per farlo, si va a cacciare nelle situazioni più disperate. Ma non fraintendetemi: non è che va a caccia di guai. Più semplicemente fa quello che dovrebbero fare tutti i veri e bravi giornalisti: racconta quello che sa, quello che vede e quello che vive in prima persona, invece di chiudersi in un albergo e riportare veline dell’ultima ora. Al di là del mare nasce proprio da una decisione estrema, che solo un reporter può fare: camuffarsi, celare la propria identità e seguire i flussi migratori che dalla Siria portano all’Egitto, sino ai barconi che portano oltre il Mediterraneo, vero l’Italia. L’ambita, la sognata Italia.

Se siamo abituati ad ascoltare le voci preoccupate ed allarmate di chi si trova al di qua del mare, se abbiamo avuto la fortuna di seguire il dibattito dell’ultimo periodo sulla problematica “migrazione” che troppo spesso è stata sostituita dalla parola “invasione”, ha più o meno idea di cosa potrebbe parlare il libro di Bauer. Ed è lui stesso a dare “i numeri” di un fenomeno davvero importante.

Secondo i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), nel corso del 2014 circa 207.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa […]. L’anno precedente la cifra complessiva era di 60.000.

Così, mentre lo scenario politico del Vicino Oriente si frantuma, si deteriora e crea polle di non-governo, di stasi e di guerra, in cui tutti sono contro tutti e nessuno sembra aver voglia di mettere la parola fine. O forse si. Ma Bauer non scrive un’indagine politica sulla situazione in Siria, Iraq o Egitto. La politica, per una volta, c’è ma non è l’unica storia raccontata. Quella che ci racconta Bauer, con il suo stile asciutto e giornalistico mi piace definirla “la storia della ricerca della felicità”: una felicità che porta il nome di Italia o di Germania e che ha un modo curioso per palesarsi, su barconi che troppo spesso recano di secondo nome “morte”. Una felicità che spesso ha un epilogo tragico, o non proprio roseo, ma che è pur sempre felicità.

E Bauer è bravo a non farci perdere neppure un colpo di questa odissea che lui stesso ha attraversato: tra crudeltà e assurdità che non hanno nulla da invidiare ai migliori plot romanzeschi, il giornalista tedesco ci consegna la verità “al di là del mare”, nuda e cruda, fatta da persone normali e quotidiane come potremmo essere noi stessi, di famiglie, di bambini, di destini che si incrociano e di sguardi che hanno il sapore della speranza e della paura. Nel libro di Bauer si sono tante lacrime: dei bambini impauriti, dei vecchi che non ce la fanno, di chi non smette di sperare e di chi non ha più nulla in cui sperare. E ci sono anche le nostre lacrime, di lettori, il cui cuore viene intrappolato in una narrazione senza respiro, fitta e spessa, che non ci lascia andare. Anche noi piangiamo, condividendo le speranze di questi uomini, donne e bambini che affrontano l’ignoto nel nome della speranza. Anche noi piangiamo, sino a che non ci ricordiamo che non stiamo leggendo un libro, ma la realtà, un brandello del nostro mondo. e allora qualcuno piangerà più forte, qualcun altro richiuderà il libro

Da lettori vogliamo che i protagonisti si salvino. E da cittadini?


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Mi chiamo Mariana, sono una ladra, compulsiva, ossessiva e ripetitiva. E sono una Ladra di Libri.
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