Donne, raccontate da un uomo | Mujeres, en la voz de un hombre

Marzo, mese in cui si celebra la donna e la lotta per la sua libertà, la sua visibilità e la uguaglianza dei suoi diritti. E che migliore omaggio che un libro scritto da un uomo raccontandoci loro storie?
Marzo, mes en el que se celebra la mujer y la lucha por su libertad, su visibilidad y la igualdad de sus derechos. ¿Y qué mejor homenaje que un libro escrito por un hombre contándonos acerca de la vida de algunas de ellas?

Per questo primo numero di Historias andinas, vorrei cominciare consigliando il libro Donne
dell’uruguaiano e grande umanista Eduardo Galeano, chi sfortunatamente ci ha abbandonati nel 2015 lasciandoci questa come la sua ultima e magnifica opera.

Ogni donna rappresenta tutte le donne. Tutte loro ci salvano dalla follia

Donne” ci racconta 170 piccole storie, in una pagina o due, tutte quante vere, e che esaltano la grandezza di alcune donne in tutto il mondo che attraverso la storia della nostra civiltà hanno cercato di crearsi uno spazio proprio e di conquistare la loro libertà, e diventare visibili in un mondo che, se leggessimo i giornali e i libri di storia ufficiale, sembrerebbe quasi tutto fatto e scritto da uomini; uomini che hanno avuto quasi sempre (e ancora) le leggi divine, le leggi terrene e la parola come i loro bastioni maschili, indiscutibili, impenetrabili e onnipotenti. Un mondo in cui pensare, parlare, desiderare e godere sia stato per tanto tempo un privilegio solo per i maschi, un mondo che castigava e che castiga ancora nelle donne, quello che applaudiva e che applaude ancora negli uomini.

Non c’é tradizione culturale che non giustifichi il monopolio maschile delle armi e della parola, e non c’é tradizione popolare che non perpetui il disprezzo della donna o che non la denunci come pericolo.

Mi piacerebbe dire che sono pagine belle da leggere, ma purtroppo di storie che celebrino l’amore e che siano piene di poesie, anche se ci sono, ce ne sono poche in questo libro. Anzi, pochissime. La maggioranza sono racconti di lotta, e tanti di loro con un finale piuttosto poco felice; e comunque, pieni di parole che esaltano le loro protagoniste.

Galeano, con il suo stile di prosa lirica, ci racconta la vita delle solite donne famose, come Marilyn, Frida, Marie Curie e Saffo; ma non si ferma lí. Ci racconta soprattutto su donne e bambine comuni, sconosciute da tutti noi, o che sono state famose in un’altra epoca e poi cancellate dalla storia ufficiale. Storie di schiave, di madri, di figlie, condannate a ubbidire alla legge della paura, o, nei casi peggiori al rogo, accusate convenientemente per una stregoneria inesistente; e anche di donne che per potere scrivere, per governare, per lottare nelle più fiere battaglie, per insegnare, e addirittura per poter parlare e dibattere, hanno dovuto mettersi addosso un baffo e un altro nome.

Tutte storie da conoscere, da non dimenticare e da continuare a raccontare, e non solo ogni 8 marzo. Bisogna ricordare tutto ciò che abbiamo fatto di brutto, per non ripeterlo, per riflettere e imparare ad essere più umani nei nostri rapporti con gli altri. In questo caso, con le altre.

Una lettura alla memoria della schiava Rosa María, della orfana Ana Fellini, della schiava Sally, proprietà del presidente Jefferson. Alla memoria di Aspasia, filosofa che Socrate ammirava e Pericle amava. Alla memoria della faraona Hatshepsut, di Ipazia, di Alfonsina, delle madri di Plaza de Mayo, delle donne indigene, delle donne ebree, delle donne musulmane; delle donne che ancora si comprano e si vendono, per il semplice fatto di non avere un’altra scelta. Alla memoria di Alexandra Kollontai, di Angela Loij, di Teodora di Ravenna, di Victoria Kent, di Olympe de Gouges, di Rigoberta Menchú. Alla memoria di tutte quelle che vengono raccontate in questi 170 brani. Ma anche alla memoria di Eduardo Galeano, e di tutti quelli, uomini e donne, che a giorno a giorno continuano a lottare per salvarci dalla follia, quella follia di vivere senza pensare ed essere umani allo stesso tempo. La lotta continua.

Io scrivo per quelli che non possono leggermi, non sanno leggere, o non hanno modo di leggere, quelli che da secoli fanno la coda, là in basso, davanti alla storia.

Para esta primera entrega de Historias andinas, me gustaría empezar recomendando el libro Mujeres del uruguayo y gran humanista Eduardo Galeano, quien infortunadamente nos abandonó en el 2015 dejándonos ésta como su última y magnífica obra.

Cada mujer representa a todas las mujeres. Todas ellas nos salvan de la locura

Mujeres” nos cuenta 170 pequeñas historias, en una página o dos, todas ellas reales y que exaltan la grandeza de algunas mujeres en todo el mundo que a través de nuestra historia intentaron crearse un espacio propio y conquistar su libertad y hacerse visibles, en un mundo que, si leyéramos los periódicos y los libros de historia oficiales, parecería haber sido construido y escrito en su mayoría por hombres; hombres que han tenido casi siempre (y todavía) las leyes divinas, las leyes terrenas y la palabra como sus bastiones masculinos, indiscutibles, impenetrables y omnipotentes. Un mundo en el cual pensar, hablar, desear y gozar haya sido por tanto tiempo un privilegio sólo masculino, un mundo que ha castigado en las mujeres, aquello que ha aplaudido, y aun por estos días aplaude en los hombres.

No hay tradición cultural que no justifique el monopolio masculino de las armas y de la palabra, y no hay tradición popular que no perpetúe el desprecio por la mujer o que no la denuncie como un peligro.

Me gustaría decir que son páginas agradables de leer, pero infortunadamente historias que celebren el amor o que estén llenas de poesía, aun cuando las hay, son pocas en este libro. Muy pocas. La mayoría son historias de lucha, y muchas de ellas con un final más bien poco feliz; y aun así, llenas de palabras que loan y engrandecen a sus protagonistas.

Galeano, con su estilo de prosa lírica, nos cuenta la vida de algunas mujeres famosas y ya por nosotros conocidas, como Marilyn, Frida, Marie Curie y Safo; pero no se detiene ahí. Nos cuenta especial y particularmente sobre mujeres y niñas comunes, desconocidas por todos nosotros, o que fueron famosas en otra época y luego borradas de la historia oficial. Historias de esclavas, de madres, de hijas, condenadas a obedecer a la ley del miedo, o, en el peor de los casos a la hoguera, acusadas convenientemente de una brujería inexistente; nos cuenta también sobre mujeres que para poder escribir, para gobernar, para luchar en las batallas más fieras, para enseñar, e incluso para poder hablar y debatir, tuvieron que llevar puesto un bigote y otro nombre.

Todas historias para conocer, para no olvidar y para seguir contando, y no sólo cada 8 de marzo. Hay que recordar todo lo que hemos hecho como civilización, para no repetir nuestro mal actuar, para reflexionar y aprender a ser más humanos en nuestra relación con los demás. En este caso, con las demás.

Una lectura en memoria de la esclava Rosa María, de la huérfana Ana Fellini, de la esclava Sally, propiedad del presidente Jefferson. En memoria de Aspasia, filósofa a quien Sócrates admiraba y Pericles amaba. En memoria de la faraona Hatshepsut, de Hipatia, de Alfonsina, de las madres de Plaza de Mayo, de las mujeres indígenas, hebreas y musulmanas; de las mujeres que aún se compran y se venden, por el simple hecho de no tener otra opción. En memoria de Alexandra Kollontai, de Angela Loij, de Teodora de Ravena, de Victoria Kent, de Olympe de Gouges, de Rigoberta Menchú. En memoria de todas las protagonistas de estas 170 historias. Pero también en memoria de Eduardo Galeano, y de todos aquellos, hombres y mujeres, que día a día continúan luchando por salvarnos de la locura, la locura de vivir sin pensar y ser humano al mismo tiempo. La lucha continúa.

Yo escribo para quienes no pueden leerme. Los de abajo, los que esperan desde hace siglos en la cola de la historia.

 


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Alan Emilio Suarez

Alan Emilio Suarez

Author @Historias Andinas at Ladra di Libri
Uomo nato e cresciuto sulle montagne andine di America del Sud; uomo di mais, riso, guava e panela. Nel 2013 ha scoperto il continente europeo, e da quel momento è cominciata la conquista e uno scambio culturale che non finiscono ancora.
Alan Emilio Suarez

Alan Emilio Suarez

Uomo nato e cresciuto sulle montagne andine di America del Sud; uomo di mais, riso, guava e panela. Nel 2013 ha scoperto il continente europeo, e da quel momento è cominciata la conquista e uno scambio culturale che non finiscono ancora.

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