La vertigine del Caso di Vanessa Chizzini

Avete mai pensato a come potrebbe essere la vostra vita se al mondo esistessero delle cabine spalma-crema in ogni stabilimento o in ogni città? Ce lo racconta Vanessa Chizzini nel suo La vertigine del Caso.

Se a questo mondo esistessero le cabine spalma-crema, la nostra vita avrebbe un tono, ed un sapore diverso. Immaginatevi infatti un autolavaggio per esseri umani che, invece di lavare, spalma crema protettiva e immaginatevi un’umanità a cui basta, per essere felice, entrare in questi magici dispositivi. Perché vi dico tutto questo? Perché La vertigine del caso di Vanessa Chizzini parte proprio da qui.

Sam e Mic partono per un week end al mare, un momento di relax e tregua dalla vita quotidiana, animato però da una novità sconvolgente: le cabine spalma-crema, una sorta di mini autolavaggi che hanno il compito di spalmare di crema protettiva tutti i loro avventori. Durante questo week end, i due amici incontrano la Signora Adriana che completerà la loro amicizia facendola diventare un trio, quadretti familiari esilaranti e la routine confortante della vita da stabilimento. Ma non solo, perchè dagli ombrelloni, il trio di amici si ritroverà a Venezia, tra treni abbandonati, calli e canali balneabili e, soprattutto, sempre con le cabine spalma-crema in prima fila, questa volta trasformate in installazione artistica.

Riassumere in due righe, ed in una sinossi esaustiva, l’universo mondo narrato da Vanessa Chizzini in La Vertigine del Caso non è cosa da poco. La tentazione di ridurre tutto in poche righe vanifica lo sforzo di questo libro di ritrarre la realtà nel suo semplice essere reale. Così, se leggiamo sbadatamente queste poche righe, la domanda che potrebbe nascere spontanea è: “vabbè, tutto qui?”. Affatto, vi rispondo io. Perché il segreto della bellezza di questo libro non è solo nei due protagonisti, nell’invenzione di queste ipotetiche cabine spalma-crema o di treni abbandonati sui binari in prossimità di una Venezia da sogno. E la prima cosa che dobbiamo dire è che questo romanzo è composto da due racconti lunghi, L’eleganza matta e Vertigini e stravedimenti.  Due realtà che dialogano tra loro, con una continuità davvero riuscita e che fanno parte di un progetto editoriale completo che vi invito a scoprire sul suo blog.

Ma ecco cinque motivi per cui questo è un libro da leggere senza esitazioni.

Primo. La Chizzini non ha solo la capacità di descrivere la realtà. La semplicità con cui Mic, uno dei due protagonisti, guarda, descrive e vive il mondo che lo circonda, è così ben costruita da sembrare vera. Ed è così talmente vera, da darti l’impressione di essere anche tu, lettore, accanto a Mic e Sam, ed alla signora Adriana, in un angolino della narrazione, parte della stessa. E questa sensazione è possibile non solo perché l’autrice ha una spiccata capacità descrittiva, ma anche e soprattutto perchè lo stile della Chizzini ha la naturalezza della cose semplici. Semplici, non banali e tengo molto a questa distinzione. La capacità narrativa di questa autrice è così ben studiata da non farci mai percepire, mai sentire la costruzione narrativa e la presenza dell’autore. Come nei romanzi più riusciti, si ha l’impressione che le cose accadano naturalmente, come nella vita reale.

Io, invece, ho orrore di questo nostro lasciarci trascinare, senza neanche rendercene conto. Per questo mi sgomento e mi ripeto che bisogna sempre stare all’erta. Fare attenzione. Mettere attenzione.

Secondo. Anche i personaggi rientrano nelle dinamiche del primo punto. La voce – o dovrei dire il pensiero – narrante è quella di Mic e tramite il suo sguardo guardiamo anche noi la realtà che accade sotto i suoi occhi. Ma i due racconti lunghi che compongono La Vertigine del caso non raccontano solo le relazioni che Mic e Sam instaurano tra loro e le persone incontrate. Descrivono un universo complesso e specifico di rapporti, dinamiche, interazioni che ci aiutano ad evocare il reale, non solo a descriverlo. Quadretti familiari, padri, madri e figlie, ragazzi e ragazze: briciole di realtà che cadono sotto lo sguardo dei protagonisti ma che, in realtà, esisterebbero anche senza la loro esistenza (o almeno ne abbiamo la percezione).

Terzo. Non ci sono solo i personaggi ad essere tali. Anche il paesaggio entra a pieno titolo nel novero dei personaggi. Lo fa prima con il lido in cui campeggiano la cabine spalma-crema, lo fa poi in una Venezia sognata, desiderata e che potrebbe essere quasi vera. Luoghi che dialogano con la narrazione e che diventano essi stessi narrazione.

Non serve stare svegli fino a molto tardi per vedere un’altra Venezia. Dopo cena, ancora relativamente presto, la città miracolosamente e inspiegabilmente si svuota.

Quarto. Le cabine spalma-crema sono l’invenzione più esilarante e più innovativa del secolo. Rappresentano tutta la nostra contemporaneità, la nostra pigrizia, il nostro senso comune che, nonostante tutto, nonostante l’ansia di assoluto di personaggi come Mic, ci ritroviamo a vivere, per amore o per forza. E sono un ingegnoso mcguffin narrativo capace di far scattare tutto l’impianto romanzesco costituito dai due racconti lunghi.

Quinto. La ricerca dell’eleganza che è ricerca dell’attenzione, della consapevolezza, di tutto ciò che non c’è più, che abbiamo dimenticato e che abbiamo derogato nel nome di quella tranquillità che meccanismi come le cabine spalma-crema ci assicurano. Non che sia un male, non che sia un bene. La Chizzini non esprime necessariamente un giudizio, semplicemente racconta e lo fa narrando l’eleganza.

L’eleganza non è ricchezza. È attenzione, un lavorio vitale e costante su se stessi e il modo tramite cui trascendere i dati materiali di partenza.

Tirando le somme, posso dire che il segreto di questo libro si cela proprio nella complessa semplicità con cui l’autrice lo ha pensato, immaginato e scritto. Si, ho detto complessa semplicità e non ho sbagliato.

Ascolta l’intervista di Vanessa Chizzini per la Ladra di Libri


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Mi chiamo Mariana, sono una ladra, compulsiva, ossessiva e ripetitiva. E sono una Ladra di Libri.
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