Di metallo e stelle di Luca Tarenzi

Una guerra, l’amore e la morte, il genio di Leonardo da Vinci e una creatura da fermare. Questa sera leggiamo Di metallo e stelle. L’apprendista di Leonardo di Luca Tarenzi.

Avete presente quella strana sensazione di pervasione che vi coglie quando leggere certi libri? La chiamo “pervasione” perché c’è come una forza che, dalla bocca dello stomaco, vi tiene legati alle pagine che state leggendo. Non c’è modo di chiudere il libro senza che la parola “fine” sia stata posta. Non c’è modo di trovare pace sino a quando non si è vista l’ultima di copertina. Ecco, i libri di Luca Tarenzi mi fanno questo effetto. E quello che leggeremo insieme questa sera, per augurarvi sonni tranquilli, non è da meno. Edito da Gainsworth, Di metallo e stelle. L’apprendista di Leonardo è un romanzo che definisco “à bout de souffle”, sino all’ultimo respiro.

Non posso raccontarvi la trama. Non sono brava a mantenere i segreti e temo di svelarvi, così, particolari decisivi. Vi dirò solo che, in 255 pagine Tarenzi ha saputo condensare tutti gli ingredienti necessari per creare una storia perfetta. C’è l’amore, del giovane Giacomo, apprendista di Leonardo, per la sua bella Cecilia (Gallerani, ça va sans dire). C’è il genio di Leonardo al servizio del temibile Ludovico Sforza detto il Moro. C’è la guerra, con una Milano stretta sotto assedio dalle truppe francesi capitanate da Trivulzio. C’è la morte che serpeggia tra le mura e le stanze del Castello di Milano. E c’è una creatura, che non dovrebbe essere, che sembra non avere sembianze umane, che è essa stessa il più grande mistero da decifrare.

Quell’esercito era numeroso, disciplinato e decisamente ben armato, ma il Castello sforzesco aveva mura solide e una gran quantità di viveri, assicurati dalle tasse spropositate con cui il Duca aveva schiacciato la popolazione milanese per anni.

Di metallo e stelle è un romanzo potente, e ben riuscito, proprio perché riesce a mescolare le carte, tra realtà e immaginato, in modo sapiente e accorto. Il dato storico non è solo uno scenario in cui i personaggi si muovono, ma è esso stesso il protagonista della storia, il mcguffin grazie al quale le vicende dei personaggi trovano compimento. Lo stesso Leonardo da Vinci, nome forte e immaginifico, diventa esattamente quello che è: un personaggio, non diverso dal giovane Giacomo, dalla bella Cecilia o dal terribile Ludovico.

Le loro personalità sono ricostruire partendo, molto spesso, da dati storici effettivi, che ne descrivono caratteri, modi di fare, inclinazioni e parole. Le situazioni, i momenti storici, le citazioni, i riferimenti culturali, per quanto siano passati nel fitto filtro di una narrazione fantastica, non cedono mai il passo all’assurdo ed all’illogico. Tarenzi è un mago del narrare proprio perché non si fa prendere la mano sul reale, a caccia di facili sensazionalismi. Sa però insinuarsi molto bene tre le increspature di quello stesso “reale”, insinuandosi con ipotesi plausibili e mondi possibili (sino a prova contraria).

Il lettore si ritrova coinvolto in una indagine a doppia mandata: quella delle morti che stanno seminando il panico tra i castellani (ancora più che i Francesi alle porte), e quella legata alla misteriosa creatura con la quale Giacomo si ritroverà a fare i conti, la cui natura e origine è un vero mistero. Intreccio storico e intreccio immaginato si fondono per dare vita, così, ad un racconto serrato e ingegnoso dove ogni tassello trova l’incastro perfetto.

E mentre la storia si ammanta di credibilità, noi corriamo dietro al dipanarsi della trama, conquistati da uno stile diretto e semplice, che non ci stanca mai con una sintassi troppo complessa. Anzi, ci affascina ancora di più, quando l’autore inserisce nel testo citazioni e modi di dire, frasi che la storia ci ha restituito o si cimenta in spiegazioni di verità storiche lasciando aperta la porta su un mondo fantastico possibile.

“Vieni fuori. Voglio parlare con te.”
Silenzio. Brezza dall’odore di fumo e legna. Ondeggiare lontano di fuochi.
“Che c’è, hai paura di me?”
“Forse dovrei?” sibilò una voe stridente dell’alto.

Elemento fantastico e dato storico. Realtà e finzione. L’immaginazione che si fa largo tra le pieghe del reale. Ecco la risposta al nostro quesito iniziale ed il perché di questa strana pervasione che non ci fa chiudere il libro.

E se una di queste sere vi ritrovate a passare proprio sotto le mura di quel Castello Sforzesco, alzate lo sguardo. Non si sa mai cosa possono nascondere le tenebre.


Dal 14 maggio, questo libro lo troverai anche nello store della Ladra di Libri!

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Mi chiamo Mariana, sono una ladra, compulsiva, ossessiva e ripetitiva. E sono una Ladra di Libri.
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