FanteCavallo e Re di Luisa Menziani

Scappiamo dalla routine del già detto e partiamo in sella alla nostra bici insieme a Luisa Menziani e il suo FanteCavallo e Re.

Immaginatevi un assolato pomeriggio di inizio primavera, le prime timide cicale, una brezza sottile che accarezza i capelli e il ritmo cadenzato della pedalata sull’asfalto. No, non sto ancora parlando della trama del libro che abbiamo oggi in lettura ma della sensazione che Luisa Menziani, con il suo FanteCavallo e Re, ha saputo lasciare nel mio cuore una volta “chiusa” l’ultima pagina (si ho la versione in ebook, ma vi consiglio il cartaceo che è molto più bello!). E il perché di questa sensazione, lo conosco molto bene e ve ne voglio parlare.

Ma andiamo con ordine!

Primo: la copertina. Il primo motivo che mi ha spinto verso questo libro è il suo vestito. Bianco, semplice, pulito, lineare. Al centro spicca lo schizzo di una bicicletta, di quelle un po’ retrò, gialla acquerellata. Campeggia lì, in tutta la sua semplicità e sembra annunciare perfettamente la dimensione “umana” di questo romanzo, la sua lentezza, il suo essere in sintonia con il ritmo, lento, della vita nascosta che ci circonda.

Secondo: la bicicletta. In copertina ma anche nel racconto, quasi secondo protagonista (o forse proprio protagonista) che permette alla nostra protagonista di varcare le soglie del proprio mondo e di avventurarsi in quello altrui, incontrando altre anime, altre vite e altre esistenze. Ma che, allo stesso tempo, sembra scandire il tempo dei suoi pensieri, alternando momenti di solitudine a quelli in compagnia con amici, incontri fortuiti e conoscenti.

Terzo: il ritmo. Che è anche respiro. Che è anche pedalata. Che è anche copertone sull’asfalto. Perché nel romanzo della Menziani a dettare le regole della narrazione non sono i fatti, non sono gli avvenimenti, ma proprio il ritmo costante e continuo della pedalata. Un giro, un respiro. Un giro, un pensiero. Pedalare ridona la dimensione dell’umano, della fatica ma anche della meditazione e, come in un mantra, mentre pedala, la nostra protagonista non solo si ritrova ad osservare sé stessa, ma anche tutto il mondo che la circonda e le altre anime che si affacciano sulla sua.

Quarto: la trama. Se di trama si può parlare perchè, in realtà, ciò che accade in questo romanzo è la quotidianità dei suoi protagonisti, della giovane ragazza narratrice, così come di Jack, Simonetta, Pennarello, Gianni e tutte le comparse che si affacciano, tra una pedalata e l’altra, tra una pagina e l’altra, nella vita e nei pensieri della giovane protagonista. Pedalata=bicicletta. Sì perché anche nell’ordito di questa storia, la vera narratrice è proprio lei, la bicicletta: un mezzo a due ruote che solca i sentieri e le strade meno battute e il mezzo a ritmo lento che riesce a farci trovare, sempre, la via dei nostri pensieri più profondi.

Quinto: i personaggi. Che fluiscono, così come può fluire la strada sotto i copertoni di questa bicicletta un po’ retrò. Non posso dire che la Menziani costruisca personalità a tutto tondo, psicologie complesse e ben riuscite. Non sarebbe vero. Piuttosto, possiamo dire che i suoi personaggi si delineano a rapide pennellate nelle parole e nei pensieri della protagonista e voce narrante, tra una pedalata e l’altra. Li conosciamo tramite rapide pennellate, aneddoti, frasi dette e pensate, sguardi e sorrisi.

A me comunque piace molto Jack, perchè se si accorge di aver sbagliato, lo ammette. E dice quello che pensa, Jack, e se una cosa non lo convince, lui lo dice.

Sesto: la vita. Le pennellate che descrivono i personaggi di questo libro, sono le stesse che descrivono la vita che scorre tra le pagine della Menziani. Una vita che ha dello straordinario nel semplice fatto di essere ordinaria, quotidiana, di tutti i giorni. una vita possibile. Con una differenza: la nostra protagonista è alla ricerca di risposte (e fa anche molte domande) e, in un modo o nell’altro, qualche risposta la trova anche.

Settimo: lo stile. A metà tra il naïf e il futurista, la Menziani costruisce una narrazione fatta di periodi brevi, quasi parentesi che si aprono per non chiudersi, in un flusso di coscienza ritmato, ancora una volta dalla pedalata. Non aspettatevi una narrazione lineare e classica: nelle pagine di FanteCavallo e Re c’è sperimentazione letteraria, con la disposizione delle parole, la punteggiatura sospirata, gli “a capo” improvvisi e le formule “magiche” narrative che danno ritmo e sostanza al narrato (un due tre). E c’è sperimentazione grafica, grazie all’apporto degli acquerelli disegnati da Giuliano della Casa: più che delle semplici illustrazioni, un vero e proprio strumento narrativo che completa il racconto della Menziani.

Via Libera! È senza dubbio questo il cartello che mi piace di più, ma non ne vedo mai uno in giro, purtroppo…

Ma, in sostanza, detto tutto ciò, di cosa parla FanteCavallo e Re? Di una bicicletta, di una ragazza e della vita che scorre, tra lato A e lato B, sotto il ritmo lento di una pedalata in una giornata assolata di inizio primavera.

 

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Mi chiamo Mariana, sono una ladra, compulsiva, ossessiva e ripetitiva. E sono una Ladra di Libri.
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