fbpx

Leggere fantascienza per capire la contemporaneità

Dalla rubrica inFolio di aprile: il presente passa dalla narrazione del futuro, o delle visioni di esso. La fantascienza torna tra i lettori.

Netflix, Prime Video, il main stream, ci stanno portando in mondi lontani, ai confini della realtà: da The Expanse a Into The Badlands, da Stranger Things a Altered Carbon. Per chi è nato tra gli anni Settanta e Ottanta, la fantascienza non ha mai avuto molti segreti, dal momento che si è cresciuti a pane e Star Trek e Urania. Poi, sul genere sembrava essere calata la nebbia e si faticava a trovarne citazione tra le prime pagine e gli schermi, se non in rari casi. 

Oggi la fantascienza e la distopia stanno tornando alla ribalta e sotto gli occhi del grande pubblico. E quello che troviamo non ci dispiace affatto. Il panorama di genere è in grande fermento tra gli evergreen e il nascere nuove firme, ci sta tracciando il solco per una nuova generazione di scrittori (e di lettori). Dalle indipendenti Future Fiction e Zona42, con autori come il cinese Chen Qiufan o la nigeriana Nnedi Okorafor, sino a Einaudi, con il visionario e allucinato Il Libro di Joan di Lidia Yuknavitch. O seguendo autrici come Elisa Emiliani, da poco in libreria con un distopico dai toni epici, o Caterina Mortillaro e la sua fantascienza ironica di Cicerone per Delos Edizioni. L’interesse per la narrativa di genere sembra risvegliarsi in molti, non sono addetti del settore o fantascientisti indefessi.

Ma da dove nasce tutto questo interesse? La risposta è proprio nei libri e nelle loro storie che, spesso, diventano metafora della nostra contemporaneità, dei difficili cambiamenti che la tecnologia sta portando nel quotidiano, della velocità con cui il mondo che ci circonda sta evolvendo e della minaccia, sempre più reale, di un pianeta in disfacimento.

La fantascienza, oggi, ha il potere di parlarci della nostra contemporaneità e di darci visioni che potrebbero assomigliare molto al nostro futuro su questa Terra, o su qualche altro pianeta. Mentre la domanda che tutti si fanno è solo una: ne usciremo vivi?

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: