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Racconti da Wolisso: a volte ritornano (seconda parte)

Nei giorni successivi a Wolisso, mi adeguo progressivamente al clima, l’altitudine, i colori, la polvere, i rumori…

Wolisso, South West Shoa, Oromia, Etiopia
24/3/2019

Poi ci sono i pazienti, il vero motivo per cui tutto questo è in piedi con un dispendio di risorse umane, logistiche, tecniche, finanziarie inimmaginabile. L’ospedale resta un’oasi di qualità rispetto alla media dei servizi offerti dagli ospedali governativi e rappresenta un compromesso per quanto riguarda l’accessibilità da parte dei pazienti che non possono permettersi di pagare le tariffe (ben più alte) delle cliniche private, sempre più numerose. Il costo della vita da quanto sperimentato i primi giorni si è alzato anche qui così come i prezzi delle materie prime e dei beni di prima necessità.

[leggi qui la prima parte]

Approcci “comunitari”

I progetti di salute pubblica sono in continua evoluzione in funzione delle richieste della popolazione locale: se da un lato si sta cercando di rafforzare la sorveglianza epidemiologica per prevenire la diffusione di malattie ancora molto diffuse e letali (il morbillo per esempio), dall’altro si mantiene il sostegno alle cure materno infantili, in particolare a quelle per i neonati, il cui tasso di mortalità è ancora piuttosto alto (42 ogni 1000 nati vivi, contro 0,5-1 in Italia), portando avanti come sempre assistenza tecnica, sostegno alle autorità sanitarie locali e formazione del personale. Nuovi approcci “comunitari” vengono implementati, sulla base delle ultime raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in cui il ruolo chiave è quello dei beneficiari (le madri) che condividono le loro esperienze e riportano le loro necessità agli operatori sul campo.

Gli health extension workers

L’Etiopia possiede (almeno a livello teorico) una organizzazione del sistema sanitario molto capillare: ogni unità periferica sanitaria si compone infatti di un centro sanitario che serve circa 25,000 abitanti e che garantisce la copertura di tutti i servizi primari di base (inclusi i parti naturali e le coperture vaccinali oltre che le visite materno-infantili) attorno al quale ruotano 4-5 dispensari satellite che a livello di villaggio rappresentano le “antenne” di quanto avviene e che attraverso il ruolo chiave degli health extension workers consentono di arrivare “fino alla porta di casa”, offrendo un servizio gratuito e di prevenzione pubblica che si estende anche all’igiene di base, la prevenzione, l’attenzione all’ambiente, la nutrizione… . 

Alla malaria, tubercolosi, HIV e altre malattie infettive, si aggiungono, con un tasso di incidenza sempre più alto negli agglomerati urbani in crescita (come Wolisso), malattie croniche come ipertensione, diabete, problemi cardiovascolari, cancro che pongono una sfida enorme sul sistema sanitario ed in particolare sugli ospedali in prima linea come il St Luke, che devono fare i conti con sempre maggiori necessità e con donatori internazionali colpiti dalla recessione economica. Anche i costi di gestione corrente (salari, farmaci, diesel per i generatori) sono un grattacapo quotidiano e non da poco in un contesto in cui il progresso economico e tecnologico del paese non fa sconti a nessuno.

Il pane della domenica a Wolisso

Mentre faccio la consueta passeggiata domenicale per le stradine attorno all’ospedale per comprare il pane, non posso non pensare alle viette milanesi in cui tanto mi piace perdermi…la distanza siderale però è ricompensata dai sorrisi dei bambini che incrocio, alcuni di essi mi vengono a dare la mano, altri, i più grandi, prendono in giro il faranji di turno. Mi vengono in mente i discorsi mediocri e razzisti di chi l’Africa non la conosce e pertanto la vive solo come una minaccia invece che una risorsa, a quei politici che le corsie di un ospedale come il St Luke non le hanno mai viste, tantomeno i villaggi dei tanti africani che ogni giorno lottano per garantire ai propri figli un’educazione e un livello di cure sanitarie migliori e che hanno ambizioni e preoccupazioni molto simili a quelle di ciascuno di noi.

L’Etiopia è un paese in forte crescita economica, ha una popolazione di oltre cento milioni di abitanti, giovane e fiera e le migliorate condizioni di sicurezza su quasi la totalità del territorio sono una garanzia per attirare investitori internazionali. Inoltre, il suo primo ministro Abiy Ahmed ha già dimostrato di voler portare avanti importanti riforme, oltre alla riapertura dei canali con la vicina Eritrea dopo venti  anni in cui i rapporti diplomatici e commerciali si erano congelati. Per la prima volta dai tempi dell’Imperatrice Zawdithu (cioè dal 1928), il suo capo di stato è una donna, la Presidente Sahle-Work e questo è già di per sè un gran segnale di apertura e di civiltà, in una cultura ancora fortemente patriarcale, ma dove il ruolo della donna è quantomai fondamentale.

Mentre cala la sera e rimango impalato sotto una stellata mozzafiato mi domando come sarà Wolisso tra altri due anni…

Alessandro Greblo (Capo Progetto Salute Pubblica, Wolisso)

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